Bella ciao, in memoria di Dino Bernardini
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Penso che molte persone, al mondo, vedano la loro vita accompagnata costantemente da una canzone. Nella mia, di vita, le canzoni sono state e sono tuttora molteplici. Anche nel mio caso, tuttavia, una canzone ha scandito alcune tappe formative del mio percorso. Questa canzone è “Bella ciao”.
Sì, lo so che ora non è più di moda, per qualcuno addirittura sconveniente. Ci sono politici che accusano i docenti scolastici di indottrinare i giovani perché gliene parlano. Ci sono mazzieri fascisti che di notte si esaltano a cancellare i murales riportanti le parole di questa canzone, coprendoli con inneggiamenti a Mussolini. Con buona pace dei populisti e dei qualunquisti, secondo i quali parlare di antifascismo, oggi, è demagogico e anacronistico.
Perché mio nonno fu confinato e torturato dai fascisti. Perché mio padre, e, ritengo, anch’io, siamo nati comunisti. Perché mio padre, in questi anni ’10, ricordando quell’epoca, ha scritto: “Ho vissuto una vita dentro lo storico palazzo di Via delle Botteghe Oscure, dove ci davamo tutti del tu e sentivamo tutti, o quasi, di far parte di un’unica grande famiglia. Oggi, dopo la scomparsa del PCI, mi sento smarrito come un terremotato rimasto senza la sua casa”.
Il decennio andava finendo, in Unione Sovietica “Bella ciao” piaceva talmente tanto che ne fu fatta una versione in russo. La cantava un baritono azero, Muslim Magomaev, a cui, durante un tirocinio alla Scala di Milano, l’avevano insegnata gli operai delle maestranze, tutti ex partigiani.
Vennero gli anni ’70 (nati dal fracasso, li definì Paolo Pietrangeli, quello di “Contessa”), gli anni del Movimento, della contestazione, dello stragismo fascista, e del mio impegno politico, a partire dal giorno dopo il golpe fascista in Cile. “Bella ciao” la cantavamo tutti insieme, con la chitarra, in sezione e in corteo.
Il riflusso, la dissoluzione dell’URSS, lo scioglimento a tradimento del Partito Comunista Italiano. Tutto questo sono stati la fine degli anni ’70, tutti gli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90. Un Francesco De Gregori non ancora domo come ora, almeno menziona “Bella ciao”.
Eppure, in Russia, la canzone riacquista freschezza e vigore, grazie ad un cantante “underground”, Garik Sukačëv, che la rielabora in chiave ebraica (ad evitare incomprensioni: non israeliana).
La mia “Bella ciao” ho continuato a cantarla negli anni ’90, accompagnandomi con la chitarra negli scantinati del locale “Le barricate”, a Milano, gestito da Pietro Valpreda (sì, proprio il ballerino anarchico accusato inizialmente della strage di piazza Fontana del 1969, perpetrata invece dai fascisti in collusione con i cosiddetti “servizi deviati” dello Stato).
Il progressivo imbarbarimento della politica italiana, della destra doppiopettista berlusconizzata come della sinistra salottiera radical chic, mi ha costretto ad emigrare e ad abbandonare la mia Italia giusto allo scadere dello scorso millennio. Dapprima alla volta del Belgio, poi addirittura fuori dall’Unione Europea. Di fatto, come suol dirsi, mi sono rialzato per le stringhe delle scarpe, mi sono ricostruito una vita, ho conosciuto mia moglie sul lavoro e abbiamo due figli.
Man mano che tutt’attorno morivano di vecchiaia e di malattia i nostri amici (più i suoi che i miei, ma non solo), mio padre, ogni volta e sempre più spesso, commentava, come un mantra: gli unici due immortali siamo noi due.
Il 27 ottobre 2017 mi ha davvero fatto uno scherzo da preti, non è stato di parola. Ed io continuo periodicamente in automatico a pensare di chiamarlo per qualche consiglio. Ma dove vuoi chiamarlo, rimbambito!, mi dico all’ultimo momento.
Al tempietto egizio del cimitero monumentale del Verano, a Roma, eravamo un centinaio e mezzo di persone a cantare “Bella ciao” davanti alla sua bara.
Forse non ci saranno più sogni al davanzale, come ho detto nell’orazione funebre, ma, parafrasando la bellissima “Stagioni” di Francesco Guccini, da qualche parte un giorno, dove non l’aspettate, “Bella ciao” tornerà. E magari molto prima dei cinquant’anni di cui parlava mio padre nella sua ultima intervista.
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